NRS 2018 CHICAGO

La 99^ edizione di National Restaurant Association Hotel-Motel Show ha chiuso i battenti a Chicago a fine maggio, mostrando segni di stabilità per ciò che concerne il numero di visitatori, mentre incrementano gli espositori. In contemporanea, perviene alla quinta edizione Beverage Alcohol for Restaurants.

Aumenta per il terzo anno consecutivo la disponibilità di spazi espositivi (+2,9% a 66425.67m2).

I visitatori diminuiscono leggermente (-1,5%) rispetto al 2017 (Grafico 1); sono 65000 presenze provenienti da 110 Paesi e 50 Stati Americani. Sonno aumentate alcune partecipazioni, soprattutto da Messico (+15%), Brasile (+19%) per l’area d’influenza americana, e si registra un + 19% dall’Australia. All’interno degli USA, più affluenza da parte del Massachusetts (+17%), Texas (+6%), New York (+5%), Florida e California (+2%), etc. I profili dei visitatori sono stati ritenuti, in generale, molto soddisfacenti.

 

Gli espositori di NRA aumentano del 10,5% sul 2017, escluso Beverage Alcohol for Restaurants che incrementa, a sua volta di circa il 40%, i propri espositori mantenendo quasi inalterato il numero di visitatori (c.a. 5000). Complessivamente, le nuove presenze rappresentano il 32,5% del totale. Gli espositori stranieri sono il 21,3% ripartiti per 36 Paesi (+5,9%). La distribuzione all’interno degli espositori stranieri (Tabella1.), vede ancora la Cina al primo posto, pur con un calo considerevole (dal 54,5% al 39,8%) con l’Italia che si conferma al terzo posto a ridosso del Canada, con percentuali leggermente inferiori alla scorsa edizione. Giappone e Francia occupano il posto di Germania ed Ecuador fra le prime sei posizioni.

Due riflessioni: la prima di carattere generale che vale per tutti, molte aziende hanno filiali e/o agenzie sul territorio per cui non compaiono nell’elenco degli espositori stranieri ma in quello USA; la seconda, di carattere commerciale/strategico, ma tutta da verificare, suggerisce che le nuove politiche dell’Amministrazione Americana comincino a farsi sentire.

Un discorso a parte merita una partecipazione italiana collettiva, ben localizzata e identificabile, sotto l’egida di Bellavista Expo che ha raccolto l’adesione di circa 80 espositori. Si sono succedute numerose dimostrazioni su prodotti made in Italy e su come la cultura del cibo italiano possa essere “universale”. Testimonial d’eccezione Massimo Bottura, per la seconda volta considerato miglior Chef al mondo. Bellavista Expo è (paradossalmente) una società inglese che si occupa di promuovere food & beverage made in Italy, e che ha visto l’ingresso, da quest’anno di VPE, società creata da Fiere di Parma e Fiere di Verona per questa e altre operazioni analoghe. Al successo del Made in Italy ha contribuito, concretamente, anche ITA (Italian Trade Agency).

Tabella 1. % Espositori internazionali per Paese
Paese %
Cina 39,8
Canada 15
Italia 14
Giappone 4,5
Francia 3,9
Taiwan 3,7

 

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione RG su dati NRA

 

Se analizziamo gli espositori per segmento, undici grandi settori merceologici per circa 900 categorie, scopriamo, (ricordando che stesse aziende si possono sovrapporre in più segmenti) che l’Equipment e il Food rappresentano quasi la metà dell’offerta espositiva (Tabella 2, con somma totale > 100). All’interno del Food, oltre un terzo è rappresentato dal “Frozen” (con esclusione di Gelato, IceCream, Sorbet, Custard, etc.), a seguire Speciality Food, Kosher e Organic.

 

Tabella 2. % Espositori per segmento
Segmento %
Equipment 20,8
Food 19,6
Paper,Plastic,

Supplies & Smallwares

15,9
Service 9,7
Technology & Entertainment 9.6

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione RG su dati NRA

 

L’andamento dell’industria della ristorazione negli Stati Uniti è in progressione quasi permanente, l’ultimo dato disponibile (2017) indica una performance a quasi $800 miliardi di fatturato, per un milione di ristoranti sparsi sull’intero territorio nazionale. Il comparto impiega 14,7 milioni di persone che rappresentano il 10% della forza lavoro americana.

Fra gli Stati che contribuiscono maggiormente al fatturato della ristorazione, troviamo ai primi posti California con $ 82,3 miliardi, Texas con $ 54,1, New York $ 43,3, Florida $ 41,7, etc. Secondo un sondaggio effettuato presso l’American Culinary Association, (sono stati intervistati 700 chef) i consumatori oggi sono molto più attenti all’ambiente, al cibo composto con ingredienti naturali, preferiscono grandi locali e prodotti come si usa dire a “Km zero”. (Tabella 3)

Tabella 3, Top 10 Concept Trends
1 Hyper-local
2 Chef-driven fast casual concepts
3 Natural ingredients/clean menus
4 Food waste reduction
5 Veggie-centric/vegetable-forward cuisine
6 Environmental sustainability
7 Locally sourced meat and seafood
8 Locally sourced produce
9 Simplicity/back to basics
10 Farm/estate- branded items

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione RG su dati NRA

 

Stanno perdendo appeal alcuni prodotti “fatti in casa”, fra i quali Artisan cheese, House-made charcuterie, House-made sausage, House-made/Artisan ice cream; piace, invece, Thai-rolled ice cream, (rotolo di gelato) oltre a Peruvian cuisine, Uncommon herbs, Ethnic-inspired kids’ dishes, etc.

Fra le bevande alcoliche al primo posto piace Culinary cocktails, poi Locally produced spirits/wine/beer, quindi Craft/artisan spirits. È interessante notare che fra il cibo preferito in modo stabile (Perennial Favorite) troviamo al 5° posto il Gelato (scritto proprio così) (Tabella 4).

Tabella 4, Perennial Favorite
1 Shellfish
2 Barbecue
3 Bacon
4 Comfort food
5 Gelato
6 Hand-made pasta
7 Breakfast burritos/tacos
8 Mediterranean flavors
9 Juice/milk in kids’ meals
10 Breakfast hash

 

 

 

 

 

 

 

Fonte: Elaborazione RG su dati NRA

 

 

Per quanto riguarda il nostro settore, gli espositori rimangono, sostanzialmente, invariati (Tabella 5). Il segmento “Soft Ice Cream & Milk Shake”, non compare nell’elenco, forse inserito in “Soft Serve Equipment & Products”. Considerando che stesse aziende coprono più segmenti, si nota l’impennata delle Slush Machines (+78%), incremento dovuto, a mio avviso, alla duttilità di queste macchine che possono produrre, approssimativamente, granita, gelato, sorbetto, soft-drink alcolico, crema fredda, etc.

 

Tabella 5: N° Espositori segmento Gelato/Ice Cream

 

  Segmento 2014 2015 2016 2017 2018
1 Gelato 19 21 26 24 24
2 Custard 8 6 7 8 8
3 Ice Cream Dispensers 7 13 11 8 6
4 Ice Cream Cabinets 9 12 12 12 12
5 Ice Cream Cones 5 4 4 5 7
6 Ice Cream 15 20 22 21 23
7 Ice Cream Dishers 3 5 4 4 3
8 Ice Cream Freezers 18 19 20 19 17
9 Ice Cream Makers 17 22 17 17 15
10 Soft Serve Equipment & Products 9 12 12 13 11
11 Sorbet 14 12 14 12 15
12 Yogurt 25 15 20 19 19
13 Yogurt Equipment 7 19 7 7 9
14 Whipped Cream Dispensers 6 2 3 7 4
15 Slush Machines 11 13 10 9 16
  Totale 173 195 189 185 189
Fonte: Elaborazione RG su dati NRA

 

Il mercato dell’IceCream e Frozen Dessert negli Stati Uniti è stabile e maturo da diversi anni con un valore di vendita a circa $27/28 miliardi. La ripartizione fra Food Service e Retail è mediamente del 56% per il primo segmento e del 44% per il secondo.

Packaging Facts, (Ice Cream and Frozen Desserts in the U.S., 9th Edition. Packaged Facts, January 2017) ritiene che il mercato aumenti a $30 miliardi al 2020, e i due segmenti che incrementeranno di più saranno il Gelato e Super Premium Ice Cream.

Una previsione che facilita la crescita del nostro “Gelato” che si sviluppa, soprattutto, grazie alle imprese Italiane del settore.

Gli ultimi dati disponibili del segmento Dairy Product riguardano il progressivo gennaio/maggio 2018 e il confronto da gennaio/maggio 2017, indica un calo del 9% nel Regular Ice Cream (hard) così come un calo (persistente) del 6,7% nel Frozen Yogurt (Tabella 6).

Tabella 6: Variazione vendite alcuni segmenti Dairy Product prog. 05/17-05/18
Segmento Vendite

gallon 05‘17

Vendite

gallon 05‘18

Variazione

% maggio 2018

Ice cream, hard 72,167 65702 -9%
Ice cream, low fat, hard 20,754         20,926          +0,8
Ice cream, low fat, soft 25,018         24,693 -1,3
Ice cream, non fat, hard 634 750 +18,3
Sherbet, hard 3,582 3539 -1,2
Frozen yogurt 5771 5382 -6,7
Fonte: Elaborazione RG su dati USDA           
Nota:milioni di galloni (1 gallon= 3,785 litri)

 

Prossimo appuntamento (del centenario) a Chicago 18/21 maggio 2019

 

Di seguito, le opinioni di alcuni espositori

 

 

Federico Tassi: Iceteam1927

” La fiera, almeno per quanto riguarda il nostro settore, appare in crescita, dopo anni di stasi. Il mercato continua a essere non facile, ma in qualche modo il concetto di gelato artigianale sta “passando”, e diversi produttori italiani, tra cui Iceteam 1927 che qui presenta la propria gamma artigianale come Cattabriga, e quella soft come Coldelite, appaiono più attenti che in passato al mondo dell’icecream.

Il nostro importatore Advanced Gourmet continua a fare un egregio lavoro di presidio del territorio, è molto concentrato sul gelato (gestisce solo macchine, vetrine e abbattitori), e per molti versi è paragonabile a una filiale. Sul territorio, si scorge più interesse da parte dei dealer a incorporare la gamma da gelato artigianale ad altre gamme di prodotto. Quest’anno in US lanciamo un nuovo mantecatore orizzontale da banco già presente sul
mercato internazionale. Si chiama Stargel 4 US e produce 4 kg (5,6 litri) per ciclo. Ha ingombri molto limitati e configurazione monofase con raffreddamento ad aria. Puntiamo con questo prodotto ad allargare ulteriormente la platea dei nostri clienti, allargandola anche ad attività che non vivono di gelato. Lanciamo altresì una macchina soft alimentata a pompa peristaltica, due motori e due compressori, pensata per le grandi produzioni tipiche di questo mercato. Le vendite sulla stagione si profilano in crescita, mentre in termini di profittabilità non aiuta il cambio”.

Fabio De Nadai: PreGel America

“Fiera molto buona, visitatori selezionati e professionali; molto interesse nelle nostre novità sia di pasticceria sia di gelateria, soprattutto i per prodotti di alta qualità definiti Gourmet.

Nel segmento gelato/ice cream c’è desiderio di novità e noi rispondiamo con gelato su stecco, torte, e pasticceria gelata, monoporzioni. Nel segmento pasticceria incontra molto successo la linea Five Star Chef che include molti prodotti anche per Bakery, tra cui la linea gluten free e le paste aromatizzate.

Per noi è molto importante presentarsi, ogni anno, su questo esigente mercato, con novità a valenza molto attrattiva”.

 

Davide Ribecai: Alcas

“E’ una fiera di “presenza”; è importante la qualità dei visitatori e, in questa edizione, abbiamo avuto visite di molti buyers preparati e informati. NRS è una vetrina fondamentale per le aziende del nostro settore.

Il mercato americano è difficile ma avvincente, occorre spogliarsi delle vesti italiane per vestire l’abito americano, vale a dire, offrire due cose su tutte: praticità e prezzo; poi, nel caso, anche design, creatività, Italian Way, etc.

In un mercato dove c’è tutto, l’arma vincente è saper offrire qualcosa di speciale che possa stimolare lo sviluppo di nuovo business”.

Cristiano Ferrero: Aromitalia

“Fiera più movimentata rispetto alla scorsa edizione, buona presenza di visitatori esteri, soprattutto da Centro e sud dell’America.

Il gelato continua a interessare ma cresce lentamente. Trasmettere il nostro messaggio non è facile, il concetto di adattamento alle esigenze “semplicistiche” locali, potrebbe essere una soluzione obbligata anche perché il gelato artigianale richiede una selezione della clientela troppo impegnativa; non per questo dobbiamo rinunciare a un concetto di qualità intrinseca del prodotto”.

Vittorio Bartyan: Telme/Stoelting

“Fiera molto importante, ma ha perso un po’ d’internazionalità, solo americani, canadesi, e visitatori provenienti da Centro e sud dell’America.

Il mercato USA è molto interessante, il concetto di catene che qui è importante, consente di poter cogliere occasioni concrete. Non ci sono tante gelaterie ma la produzione di gelato è diffusa e in crescita.

Occorre considerare che l’economia degli Stati Uniti è anche la prima al mondo e quindi il “Sogno Americano” è ancora possibile”.

Yoel Ben Assayag – Arianna Agresti: Pernigotti

“Mercato nord dell’America (Stati Uniti e Canada) molto soddisfacente, soprattutto per il segmento soft-ice. Anche il gelato artigianale, seppur con i consueti limiti, cresce lentamente.

Tornando al mercato americano, riteniamo che sia necessario un nuovo concept per lo sviluppo del gelato, occorrerebbe, inoltre, che le aziende italiane che operano in questi mercati, trovassero un terreno comune su cui immettere energie e know-how.

Buon andamento della fiera, molte visite di Manager appartenenti a gruppi importanti, interessati al marchio e alle sue potenzialità”.

Giuseppe Bravo – Andrea Zanuso: Bravo

“NRS è una fiera molto grande, c’è un po’ di tutto, ma è una manifestazione dove è necessario esserci, particolarmente per il mercato americano.

Stati Uniti e gelato artigianale, un binomio che ha bisogno, per crescere in questo mercato, di raggruppamento con altri segmenti quali: pasticceria, ristorazione, bakery, etc.

Se si possono offrire più prodotti e/o attrezzature, si riesce anche a introdurre il concept gelato artigianale”.

Vittoria Vandone: Bussy

Il nostro distributore sul mercato Usa promuove una selezione dei nostri prodotti individuata secondo la sua profonda conoscenza del mercato statunitense.

Il suo core business è più concentrato nel settore Horeca – Food Service che sul mercato del gelato artigianale, per noi tradizionale, del Made in Italy.

La nostra immagine e la nostra offerta sono, quindi, orientate alla sua presenza sul mercato.

Consideriamo la nostra partecipazione in fiera positiva, anche se, oggettivamente, abbiamo rilevato un maggiore interesse dal mercato del Food Service che dal mercato di nicchia delle gelaterie artigianali.

Il nostro prodotto di punta è la decorazione in cialda, utilizzo e abitudine poco presente sul mercato statunitense. Infatti, i visitatori che abbiamo incontrato in fiera erano molto incuriositi dalle proposte, meno sulle potenziali applicazioni nelle loro realtà lavorative.

Quest’atteggiamento ci consente d’interpretare il mercato USA come un mercato ancora in sviluppo ma positivo dal punto di vista della crescita.

Abbiamo deciso di percorrere questa esperienza espositiva in spazi condivisi con altre aziende, sotto un unico messaggio e logo del Made in Italy, un richiamo d’identità organizzata e comunicata in modo efficace.

Il mercato americano è sicuramente un mercato su cui investire ma, probabilmente, i risultati saranno da valutare nel tempo”.